domenica 24 febbraio 2013

Nei dintorni di Budapest: Szentendre

Duna táj

Sazi di Budapest ? (ma avete anche visto quello che consiglio io ?). Se avete risposto sì ad entrambe le domande, non andate ancora via, c'è un altro paesino molto molto carino che si trova lungo il Danubio. D'estate ci potete arrivare con il battello, ma se ci capitate d'inverno (come è successo a me) l'unica scelta è il treno HEV, che parte da Batthyány tér ogni mezz'ora. 
Che non vi venga in mente di chiedere una time table alla biglietteria. Accontentatevi di sapere che parte ogni mezz'ora: se perdete quello prima, ci sarà quello successivo. 

Ne varrà la pena: in circa 40 minuti sarete arrivati. 
Dalla Stazione andando a piedi vs sinistra si può raggiungere la passeggiata lungo il Danubio e dopo pochi minuti ci si ritrova nel centro del paesino, molto caratteristico sia per le case molto graziose che per le chiese: ce ne sono ben 8 e sono per la maggior parte serbo-ortodosse. Si sono rifugiati qui infatti molte famiglie serbe per rifugiarsi dall'invasione dei Turchi nel passato. 




Il paese si visita tranquillamente a piedi ed è il posto ideale per acquistare oggetti di artigianato locale: la via principale è infatti popolata da diversi negozi caratteristici.


Se trovate chiuso in pausa pranzo ...











.. potete sempre addentrarvi nelle stradine .... 



 
 ... o fotografare cartelli di cui non capite il significato (però mi attirava !)



Durante la bella stagione, val la pena fermarsi per almeno un paio di notti per godersi il Danubio, visitare i mercatini lungo le strade e partecipare alle feste locali che ravvivano le vie del paese. 

Vendégkönyv Ho già individuato un posto all'apparenza molto molto accogliente a gestione familiare, che mi ispira per la mia prossima tappa e per un bel week end di relax: si chiama Rosinante.
Date un occhio alla panoramica che c'è sul sito: http://www.rosinante.hu/en

E magari mi faccio anche un corso di cucina ungherese ! O una passeggiata a cavallo, ... o magari tutt'e due :-)

 







venerdì 15 febbraio 2013

Buda & Pest



  ... e in mezzo il Danubio (Duna), che appare maestoso e inaspettato mentre si girovaga nella zona pedonale davanti alla Basilica di Pest. 

Incantati dal richiamo della sua magia non si può fare a meno di andarci incontro e, una volta capito come attarversare la strada che porta al Ponte delle Catene / Széchenyi Lánchídil (ostacolata da aiuole, finti sottopassaggi, venditori di biglietti sull' hop on hop off), percorrerlo per raggiungere la collina che si erge dall'altra parte. Arrivati a metà, fermatevi per ammirare il Parlamento, che da qualsiasi angolazione lo si veda è sempre uno scorcio suggestivo. E in realtà vi fermerete comunque a chiedervi "Ma quanto è largo 'sto Danubio?" In fondo sono solo 400 metri ma sembrano infiniti ! 



Ci si può riposare però per qualche minuto sulla funicolare, simpatico trenino in legno vecchio stile, che porta alla cima della collina (solo se avete 2000 Fiorini in contanti, giusti ! Se avete pezzi più grossi, incontrerete lo sguardo incarognito della bigliettaia che vi farà di NO con la testa).







Una volta arrivati a Buda, c'è l'imbarazzo della scelta: il Palazzo Reale a sinistra e le sue 'imperturbabili' guardie a destra, la via dei Signori che si snoda tra accoglienti pasticcerie e ristoranti (che non sono più tanto accoglienti una volta entrati, considerato che il prezzo si triplica qui rispetto a Pest) e che sfocia all'Halászbástya, il Bastione dei Pescatori, con le sue sette torri, ciascuna rappresentante una storica tribù magiara. E proprio in una delle torri, potrete gustarvi un caffè in un carinissimo bar qui improvvisato e ammirare il panorama con il sottofondo dei suonatori di violini. Impossibile sfuggire alle richieste dell'immancabile turista Cinese di turno che vuole la foto con il Parlamento alle spalle. Assolto il compito, sarete attratti dai colori della Chiesa di San Mattia (con ingresso a pagamento).

Ma tutto questo e anche di più lo potete trovare in qualsiasi guida.

Parliamo piuttosto di altre curiosità su cui le guide non pongono particolare attenzione, come l'Aquarium di Erzsebet ter http://visitbudapest.travel/arts-entertainment/budapest-nightlife/akvarium-klub/
Proprio vicino all'uscita della metropoliana centrale 'DEAK, si apre questo spazio verde, con due specchi d'acqua al centro, dove la domenica ci si può imbattere in qualche interessante mercatino dell'antiquariato e che durante l'estate diventa punto d'incontro all'aperto per un drink in piedi (un po' come le feste dell'Unità da noi, ma senza la salamella). E se si guarda bene dentro agli specchi d'acqua si realizza che li sotto c'è qualcosa che si muove, ma cosa sono ? pesci ? No guardate meglio: sono persone sedute ai tavolini. Ebbene sì, non fatevi ingannare dall'apparenza innocua di quegli scalini che si mimetizzano con il grigio della pavimentazione. Se li usate per scendere vi si aprirà un nebuloso mondo di ragazzi e ragazze che chiacchierano, bevono e ballano (sì perchè c'è anche una discoteca lì sotto !) ... p.s. l'aggettivo 'nebuloso' è dovuto al fatto che è concesso fumare, essendo le pareti costituite da tendoni di plastica. Very cool indeed!

Usciti dall'Aquarium, se si prende Andrassi Ut, la via principale dello shopping, cammina cammina ... si arriva al bellissimo ed immenso parco comunale: Hősök tere (Piazza degli Eroi). 
E se è inverno e  vi chiedete dove sta cercando di entrare quella lunga coda di ungheresi che aspetta davanti all'ingresso di quel palazzo ? ... percorrete ancora qualche passo e, al di là dal palazzo, vedrete la pista di pattinaggio più grande d'Europa, tutta illuminata e pronta ad essere invasa in un freddo sabato pomeriggio.
Se vi trovate qui verso l'ora di cena, non perdetevi il petto d'anatra con salsa di fragole al Robinson. Lo degustereste sospesi sull'acqua con un buon bicchier di Faluhelyi, ottimo vino ungherese (come tutti quelli che ho assaggiato qui) http://www.robinsonrestaurant.hu/
        

E se vi siete persi tra la quantità di gente che passeggia, va allo Zoo, porta i bimbi al Circo, entra alle Terme, ... NON chiedete indicazioni alla signora che vende il vin brulé vicino alla pista di pattinaggio. Alla domanda 'Do you speak english?' vi risponderà di sì con la testa. E alla successiva 'come faccio ad andare in questo punto' vi dirà "åra åra" (che poi ho scoperto essere: 'sempre dritto'). In generale, meglio chiedere indicazioni ai ragazzi giovani che sanno parlare inglese (veramente). La maggior parte delle persone in ogni caso se vi vedono in difficoltà con una mappa in mano, cercano sempre di aiutarvi. Basta indicare il punto e poi seguirli (seppur con il costante dubbio: mi hanno veramente fatto cenno di seguirli oppure stanno andando per la loro strada ? con me dietro). La maggior parte delle volte si arriva a destinazione.
Un'altra bella passeggiata da fare in Margaret Island, isola pedonale sul Danubio, per poi rifugiarsi nella pasticceria che c'è vicino al ponte Margherita appunto (Margit-híd), all'angolo con Szent István körút. Invitanti i tavolini bianchi, i cuscini fucsia, ma soprattutto la sconfinata vetrina di dolci 
(che qui costano veramente pochissimo. 
Es. una fetta abbondante di torta + caffè: 630 fiorini, meno di 3 euro !)

E in assoluto la zona di Pest che mi è piaciuta di più, per la sua particolarità ed originalità è il suo 'Ghetto'. Ci si arriva sempre dal centro (metropolitana DEAK), dando le spalle al Danubio, ed entrando in Kiraly Ut. Sin dall'inizio si respira un'atmosfera più intima e se si guarda bene negli angoli si scovano timidi negozi vintage o second hand (dove ci trovano ancora le Vans !); addentrandosi nelle vie laterali, si arriva alla Sinagoga più grande d'Europa (Dohani St.) con annesso un piccolo cimitero. E poi tanti ristoranti e locali tipici (deliziosi !) come il Kispipa,  http://www.kispipa.hu/page21.html (buonissima la zuppa del pescatore),
 o il http://ketszerecsen.hu/ in Nagymező Street (S-U-B-L-I-M-E il curry Thai con gamberoni).

E una nota a parte merita il Szimpla in Kazinczy Street http://www.szimpla.hu/budapest/rolunk
ricavato da un vecchio edificio abbandonato, su due piani, arredato per lo più con accessori riciclati  dove lo sguardo cade sempre su un particolare diverso e mai visto prima ! Ricco di spunti per arredare casa in modo creativo. Vedi la vasca con cuscino come divano. La voglio !   


Ora, vediamo anche cosa NON fare a Budapest.
Brutte notizie per gli shopping-addict: se non amate il tigrato, potreste rimanere delusi.  Vale comunque un giretto esplorativo il West End in Vaci Ut, il più grande centro commerciale in Ungheria, costruito in soli 499 giorni, dove vi potrete sempre consolare con un caffè da Starbucks (o un Chai Tea, buonissimo !)



Sconsiglierei lo shopping nell'abbigliamento da donna ...

  .... o bambino,

... eviterei anche le scarpe ...

.... e gli accessori .......


Bé  lascerei perdere anche l'usato garantito ... 










Per finire, dove alloggiare. Se volete una soluzione molto economica e dovete stare per un o più settimane (40 euro a notte) optate per il Premium Apartment (è un residence in zona tranquilla e residenziale) dove potrete provare l'ebbrezza di non avere nessuno intorno a voi che parli inglese e di vedere ancora le cabine telefoniche, con gente che le usa ! La zona è ben servita da tram (n.1) e bus (n.32) che in poche fermate vi portano alla metro più vicina (Arpah Hid).


 


Ultimo consiglio spassionato: non potete lasciare Budapest se prima non avete assaggiato il vero cibo che l'ungherese medio si gusta a qualsiasi ora della giornata. Il goulash ? Ma no, è il famoso Turo Rudi, a base di cioccolato e formaggio fresco. Diffidate delle imitazioni !


Sziasztok !

p.s. e non perdetevi i dintorni di Budapest. http://curiosandoxilmondo.blogspot.it/2013/02/nei-dintorni-di-budapest-szentendre.html


















venerdì 3 agosto 2012

Cosa si nasconde sotto l'isola di Ustica?




Visibilità pazzesca, fondali dal profilo variegato e ricco di posidonia. Aspettate che mi riprendo dal termoclino, hu …, ora posso continuare.

Dove siamo ? a Ustica ! Ma quanti punti d’immersione ci possono essere in un’isoletta così piccola?

 Abbiamo sub-esplorato secche e  pareti, come la Colombara, Punta Galera e Punta dell’Arpa, dove ci hanno deliziato della loro presenza dentici, ricciole, banchi di barracuda e cernie, queste ultime, a iosa. E a Punta dell’Arpa si aggiungono anche le gorgonie ad arricchire l’ambiente.





Ma è un’ isola vulcanica; e allora perché non dare un’occhiata alle grotte ? Divertentissimo addentrarsi nelle camere e nei diversi cunicoli, che sono comunque abbastanza ampi e poi riemergere nelle bolle d’aria. Ed emozionante passare davanti all’uscita della grotta che si apre come uno spicchio sul blu, sfumato dai riflessi di sole. E poi ogni grotta ha la sua particolarità: le stalattiti e stalagmiti nella grotta della Pastizza; pareti interamente ricoperta di gamberetti alla grotta dei Gamberi (appunto); qui della loro presenza ti accorgi illuminandoli con la torcia, quando incontri i loro occhietti luccicanti che ti fissano. Detto così è un po’ inquietante, ma nella realtà è uno spettacolo. E poi ti giri e vedi anche aragoste, cicale e un paio di baffute musdee. Alla grotta delle Cipree, si può addirittura raggiungere a piedi, con bombola in spalla e pinne sotto il braccio,  una piccola spiaggia dove sono adagiate queste piccole conchiglie bianche. Fa molto Indiana Jones!  

E una nota a parte merita lo Scoglio del Medico: dove all’avventura del profilo ‘grottesco’, si aggiungono ricchissimi banchi di barracuda e cernie giganti, che, comparendo all’uscita dei cunicoli mentre si aggirano su grandi rocce ricoperte di vegetazione, sembrano quasi mucche al pascolo. E non è l’effetto della narcosi !  

Ma io non ero quella che soffriva di claustrofobia ? le grotte di Ustica sono così affascinanti e ampie che ti fanno pensare a tutt’altro.

Da non perdere assolutamente un giretto in notturna. Dopo aver visto così tanti polpi, cicale, , paguri, granchi e scorfanetti non abbiamo potuto resistere alla tentazione degli spaghetti allo scoglio da Bruschetto !




Ma quale diving scegliere tra i tanti? Che domande:l’Orca Diving Ustica !  http://www.orcasub.it/

Ogni giorno ti lasci trascinare da questa piacevole routine: sveglia, colazione da Kiki (a due passi dal diving), fai il check dell’attrezzatura, analizza la bombola, fai altri quattro passi per scendere al porto a metterti la muta mentre lo staff ti porta giù tutto il resto, vesti la bombola e sali sul gommone. Dieci minuti e sei su un nuovo punto d’immersione e ti dici: speriamo sia spettacolare almeno quanto quello di ieri.  E quando riemergi ti sorprendi a pensare: “Ma questo era ancora più spettacolare !”. Torna al porto per il pit stop (e intanto ci scatta anche un biscottino e una bibita gentilmente offerta dallo staff!) e riparti verso il secondo sito, wow sempre più spettacolare.

Che dire, voto 10 all’Orca diving Ustica, per tutto: per Francesco e Cecco così accoglienti e professionali, per Dario, Valerio, Giorgio, Elo, uno staff efficiente, disponibile e divertente, per la logistica (zero fatica per il subacqueo, solo godimento puro dell’immersione), per Francesca (che ci ha fornito un sacco di informazioni al momento della prenotazione e ci ha pure aiutato a trovare il cottage) e per il mitico Cacao, la mascotte !





Ah, e un grazie particolare a Marco Mazzanti (…Vien dal Mare), per aver inconsapevolmente contribuito ad arricchire il mio blog con le sue foto :-)


sabato 28 luglio 2012

Veleggiata EnoGastronomica


La voce di Mia Martini che risuona dalle casse "GLI UOOOOMINI NON CAMBIAAAAANO …", un omone alto, pelato e con i baffi che si aggira per la barca strofinando e lucidando ogni oggetto che incontra al suo passaggio, acqua giallognola che ristagna sul pavimento del bagno, nel frigo solo  formaggio sudato e yogurt boccheggianti, nella dispensa rare briciole avanzate dalla nostra oculata cambusa (ci dev’essere un qualche ‘Critter’ che si nasconde nell’equipaggio ), tutti che fingono di dormire per non affrontare il nazi-skipper, lui che grugnisce verso di me: ‘Bisogna risparmiare sulla corrente, ve l’ho tolta e ho chiuso l’autoclave perciò se avete bisogno dell’acqua usate quella del mare’ e poi ‘Vai a controllare che l’ancora non sia incagliata sul fondo, muoviti, è a soli 17 metri’ e l’immagine di me che, come linus con  la sua copertina, mi trascino a prua con il mio telo in microfibra fingendo anch’io di dormire sotto il sole nella speranza di risvegliarmi solo alla fine della settimana …

… ma ecco che una scia di caffè mi solletica le narici destandomi dal mio torpore; terrorizzata dalla paura di veder apparire Hitler che mi versa il liquido bollente addosso perché non sono stata in grado di controllare l’ancora, apro l’occhio destro con cautela: un ragazzo biondino dagli occhi verdi e tatuaggi sparsi qua e là mi sorride dicendomi che la colazione è pronta. Apro anche l’altro occhio frastornata e mi avvicino a poppa, da cui si sente provenire un allegro vociare: ci sono cinque persone sedute a tavola che si strafogano di plumcake, campagnole e spicchi di sole (ah ecco dov’erano finiti), il ragazzo biondino al timone, la barca che veleggia al ritmo dei red hot chilly peppers, il mare è una tavola e talmente limpido che si riesce a vedere il fondo. Ancora diffidente mi guardo intorno alla ricerca dell’omone pelato e cattivo con i baffi, ma non ce n’è traccia ! Fiuuu … era solo un incubo popolato dalle mie paure più recondite sulla vacanza in barca a vela, oltremodo alimentate da tutti quelli a cui abbiamo detto di aver prenotato: ‘No, così senza conoscere nessuno?’

MA CHI SONO I PROTAGONISTI DI QUESTA SETTIMANA ?

Ci sono io, nota esperta di protezione delle imbarcazioni (con particolari abilità nel mettere dentro e fuori i parabordi), Glauco,  che appena messi i piedi in barca, manifesta subito il suo spirito marinaresco sacrificandosi con un “Andate pure voi a fare cambusa che io rimango qui a dare un occhio alla barca; ah e mi raccomando le birre !”, Giò, l’immancabile skipper, ma non solo e capirete più avanti perchè, accompagnato dal suo socio a tutti gli effetti, Ros, specializzato nelle manovre di ormeggio (praticamente l’àncora è un prolungamento del suo braccio destro) e riconosciuto all’unanimità DJ della settimana (essendo noi altri troppo pigri per alzarci a cambiare musica), Alessandra ed Ilaria, esperte veliste (ma solo per il 4 e 20 dichiarano sin da subito, avvalendosi così di una valida scusa per rimanere indifferenti a prendere il sole durante le manovre per tutto il resto della settimana … in fondo noi siamo almeno su un 13 metri !).

E con questo mix esplosivo di conoscenze del mondo velico, partiamo da Termini Imerese rincorsi per due giorni dal nuvolone grigio di Fantozzi. Non sarà certo questa piccola banalità a ostacolarci; ci consoliamo infatti con una passeggiata nei vicoli ciottolati del centro storico di Cefalù, che portano alla piazza del Duomo … chiuso !

Ma proprio in un angolino a destra della stessa piazza si apre davanti a noi una tipica pasticceria del posto, dove, non contenti di rifocillarci di cannoli (vero Ale ? ) ce ne procuriamo anche un po’ di scorta per la barca, e poi vuoi non prendere anche un po’ di dolcetti al pistacchio ? Sono così invitanti: non si sa mai che cadiamo vittime di una carestia proprio mentre siamo soli in mezzo al mare. E qui sorge spontanea la preoccupazione: “Cosa ci facciamo per cena stasera?” ricordandoci così che ci mancano limoni e prezzemolo; perché allora non affacciarsi alle cucine dei ristoranti per la strada ed elemosinarli ? la cosa incredibile è che ce li danno pure … e col sorriso ! Serviranno al buon Giò che, inconsapevole, si offre volontario per prepararci bucatini aglio, olio, peperoncino con una manciata di prezzemolo e parmigiano. Talmente buoni che, finito il piatto, scatta l’approvazione generale che, nello stile locale, è:  “Va bene, la pasta la puoi pure calare”.

Il secondo giorno di brutto tempo lo passiamo invece a Palermo, dopo aver navigato a motore guardando con molta solidarietà da sotto-coperta Giò, che, invece da sotto-tela cerata affrontava coraggioso le violente scariche di pioggia al timone. Dopo una ricca colazione davanti al teatro Massimo con cornetti, cappuccini, arancine, pizza e birra, cannoli e latte (vero Ale?) visitiamo il centro di Palermo: via Vittorio Emanuele, il Castello Zisa ( o quel che ne rimane) e i suoi giardini belvedere (da lontano, perché oltre un certo limite invisibile e determinato da un gruppo di picciotti e altri reduci, scatta l’ingresso a pagamento), la Cattedrale (con la facciata esterna in diversi stili e di ampio respiro che si estende su una piazza verde e fiorita, ma ancora incompleta all’interno. Degni di nota sono però la meridiana in marmo nel pavimento della navata centrale con tarsie colorate che rappresentano i segni zodiacali e una toilette a pagamento ricavata tra due colonne della navata laterale, poco distante dalla cappella di Santa Rosalia. Che fosse stata costruita per soddisfare i suoi bisogni?). Ma un post a parte merita il racconto di un folkloristico matrimonio alla Cattedrale (Da non perdere !)
Ad aspettarci in barca, Ros con pane e panelle e a seguire Giò con la pasta al pesce s-p-e-t-t-a-c-o-l-a-r-e!

E il terzo giorno salparono verso San Vito Lo Capo, con tanto di bagnetto rigenerante all’arrivo nell’acqua limpida e cristallina della baia, facendosi beffe dei turisti accatastati sulla spiaggia di fronte.

Ma essendo questa località famosa per il cous cous potevamo noi non approfittarne? E tutti a bordo del tender elettrico timonato sempre da Giò, invadiamo la via principale alla ricerca del piatto simbolo della pace e dell’integrazione. E lo degustiamo a base di pesce accompagnato da un buon vino bianco. Per il dolce, ci spostiamo in un’intima piazzetta vicino a Palazzo La Porta per deliziarci di granite, sfogliatelle e sorbetti. Al fondo della passeggiata, scopriamo una gastronomia ancora aperta alle 23: quale occasione migliore per fare rifornimento di arancine al burro e al ragù per il pranzo del giorno dopo davanti alla riserva dello zingaro ?


Il bello del dormire in rada è che ci si può risvegliare con un bagnetto all’alba. Sensazione da provare, impossible descriverla !





 Dopo la riserva dello zingaro, eccoci a Scopello. Altro punto invitante per un bel bagno, con la caletta su cui si affaccia la vecchia Tonnara e i Faraglioni ricoperti di fichi d’india. C’è anche chi oltre al bagnetto non riesce a resistere ad una selvaggia arrampicata sui faraglioni (vero Ale?)
Nel tragitto verso Castellamare, un istinto primitivo si impossessa degli uomini a bordo che vogliono a tutti i costi procacciarsi la cena imitando chi fa pesca al traino; legano perciò un polpo di gomma ad un filo che si estende da poppa, con il solo risultato che, anziché un polpo o un tonno, ci si butta un gabbiano! Fortunatamente riescono a liberarlo ! Tocca così come da tradizione a Giò e Ros prepararci una cena con quel che rimane della cambusa: bucatini con olive nere, mozzarella, polpa di pomodoro, aglio, olio e peperoncino. E un bel bicchiere di Corvo.

E per finire, Ustica: anche qui il mare blu e le grotte sulla costa frastagliata ci richiamano allo snorkeling: ricci, castagnole, donzelle e salpe animano il fondale.
Ustica è una piccola isola che si sviluppa in salita. Per smaltire un po’ delle calorie accumulate in questi giorni raggiungiamo a piedi uno dei suoi punti più alti, la Rocca falconiera, da cui si ammira il panorama dell’isola in tutto il suo spendore.
Continuiamo qui la nostra degustazione al ristorante Da Bruschetto, nella piazza centrale: antipasto misto di polpo e totani, spaghetti alla ricciola, polpette di pesce, totano in salsa di pistacchio e donna fugata per brindare. Tutto squisito. E per chiudere la settimana, festeggiamo con i cannoli del Bar Centrale, farciti al momento.

Arrivati qui (o forse anche prima) vi chiederete “ Ma questi in barca non hanno fatto nient’altro che mangiare, senza neppure fare lo sforzo di cucinare ?” Beh, no, abbiamo cucinato anche noi qualche volta (l’insalata e persino pane e salame !) e per dimostrare a Giò e Ros quanto apprezzassimo le loro specialità, stuzzicavamo ogni sera il loro appetito con un tocco di tradizione milanese:

l’happy hour, che in Sicilia suona così “Isa isa isa, Cala cala cala, Accosta accosta accosta, Alla salute nostra” !








Note dell’autore (ma sì, son sempre io):

1.      Sarà per la bella compagnia che abbiamo trovato, il cibo, la birra, la musica (bé anche se qui qualche scivolone c’è stato con ‘Pompa nelle casse’ e ‘Zio Santuzzo di Checco Zalone’ – vero Ros?-), la vuoto-fobia di passare sull’asse di legno per andare alla banchina (e solo tu mi puoi capire, vero Ila?), ma io da quella barca su cui ero un po’ scettica a salire non sarei più voluta scendere.

2.      Come avrete capito dai vari “(vero Ale?)”, Critter si è  realmente materializzato tra noi in barca; istruzioni per la prossima volta: in caso di pericolo di roditore onnivoro a bordo sotto sembianze umane, concordare una cambusa separata a insaputa dello stesso. Se non è sufficiente, abbandonarlo a’mmare.